www.senzacolonne.it

Venerdì
10 Settembre
2010
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Cronaca Cronaca Brindisi Ampliamento dell’ex “Ipem” Ferrarese diffida il Ministero

Ampliamento dell’ex “Ipem” Ferrarese diffida il Ministero

E-mail Stampa PDF
Share Link: Share Link: Google Yahoo MyWeb Del.icio.us Digg Facebook Myspace Reddit Ma.gnolia Technorati Stumble Upon Yahoo Bookmarks MSN Live Segnalo Chatta.it
BRINDISI – Il Presidente della Provincia Massimo Ferrarese torna a levare gli scudi contro l’ampliamento senza Valutazione d’impatto ambientale, del deposito gpl targato “Costiero Adriatico”. E lo fa rivolgendosi direttamente al Ministero dell’Economia – oggi presieduto ad interm dal premier Silvio Berlusconi –, nei confronti del quale ha avviato l’azione di diffida per l’annullamento dell’autorizzazione concessa all’azienda energetica. Un provvedimento che, se non cassato, potrebbe portare al completamento di quella che lo stesso Ferrarese definisce una “bomba a orologeria” posta ai piedi della città.
“Il silenzio del Ministero dello Sviluppo Economico – tuona il presidente della Provincia – è quanto mai preoccupante  per l’evidente insensibilità alle problematiche degli impatti dell’impianto sull’ambiente e la salute pubblica”. L’istanza di diffida quindi “rappresenta un atto dovuto di questa Istituzione nella convinzione che la difesa dell’ambiente e la sicurezza sono due pilastri su cui abbiamo basato la nostra azione di governo”. Per Massimo Ferrarese quella attuata ieri è solo l’ennesima delle contromisure adottate nel corso dell’ultimo anno per cercare di arrestare l’espansione dell’impianto. I primi tentativi nelle vesti di Presidente della Provincia di Brindisi risalgono all’ottobre dello scorso anno. La società “Costiero Adriatico” – ex Ipem – aveva ottenuto il via libera a triplicare il quantitativo di gpl stoccato nei serbatoi alle porte di Brindisi, e nessuno pareva voler dare troppo peso alla faccenda. Si parlava, e si parla tutto’ora, di un ampliamento del deposito da circa 7mila a 24mila tonnellate di fas, per un volume complessivo di 52mila metri cubi. Il tutto senza che il progetto sia stato posto al vaglio della commissione per la valutazione di impatto ambientale. Come mai?
 Semplici ritardi burocratici, pare. Quando l’iter per la richiesta di ampliamento ha avuto inizio, è stata la stessa società ex “Ipem” a fare domanda in Regione, competente in materia, per l’assoggettabilità del progetto alla valutazione di impatto ambientale. E’ il 13 luglio 2006. L’Ente avrebbe dovuto  rispondere, come da norma, entro sessanta giorni. E invece il parere giunge solo il 30 gennaio 2007. Troppo tardi  per imporre la “via”: Costiero Adriatico impugna immediatamente il parere della Regione davanti al Tar facendo valere il diritto al cosiddetto “silenzio assenso”, che scatta 60giorni dopo l’avvio della domanda. Il Tribunale amministrativo boccia il ricorso dell’azienda dando ragione a Bari, ma la società non si arrende e propone appello davanti al Consiglio di Stato. Stavolta la sentenza si capovolge. Il 18 giugno del 2008 i giudici romani, pur non entrando nel merito della materia, giudicano fondate le argomentazioni dell’ex “Ipem” che può così ottenere l’autorizzazione. "Leggi l'articolo completo sull'edizione di Senzacolonne oggi in edicola"
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 29 Luglio 2010 11:26 )  

 

Ricerca personalizzata

Pubblicità

Pubblicità