BRINDISI – E’ stata costretta ad andare via, anche lei. Insieme alla figlia che è nata lì. Una delle ultime residenti delle baracche di parco Bove è stata sfrattata ieri. I vigili urbani si sono presentati di primo mattino in quel quartiere fantasma del Paradiso che andrà demolito. Avevano tra le mani un solo foglio in cui veniva disposto lo sgombero anche di quel buco eletto a casa in cui da sempre abita una anziana donna con la figlia.
Nessuna resistenza, non ci sono state scene di ordinaria follia. Sapeva bene, la signora Anna Simmini a cosa andava incontro, era già stata informata del suo destino. Quale sarà la sua prossima casa sarà forse stabilito in seguito. Le assegneranno un alloggio popolare come è avvenuto per tutti gli altri “inquilini” di parco Bove che negli anni sono stati costretti a sloggiare.
Sono in pochi ad essere rimasti. Aggrappati alle mura delle proprie “case” come fossero appartamenti di lusso. Sono baracche. Non sono sicure e neppure abitabili. Le infiltrazioni hanno messo a dura prova la resistenza dei soffitti. E in giornate di pioggia battente i vigili del fuoco sono dovuti intervenire per via dei crolli.
Eppure i residenti non hanno accettato mai di buon grado le “cacciate” che in più riprese sono state imposte dal Comune. I vigili urbani, periodicamente, si recano lì, in quel luogo fatto di porticine sgangherate e di mura annerite per eseguire le ordinanze di sgombero che via via vengono disposte.
Gli ingressi vengono murati.
Ieri mattina è toccato a una pensionata che è stata costretta a svuotare il “suo” immobile. Una stanza appena.
Fuori il letto, via la cucina. In uno scatolone i ninnoli e i ricordi di una vita. Andranno sistemati altrove, forse in un appartamento. Avrà una casa vera, forse, la donna. Una residenza quantomeno dignitosa.
Lì non ci può più stare. Di recente erano state eseguiti altri “sfratti” dai poliziotti municipali al comando di Teodoro Nigro. C’era chi, in barba alla monotonia delle cronache che hanno riportato per mesi e mesi, puntualmente, gli aggiornamenti su parco Bove, ribadendo che il Comune aveva intenzione di abbattere tutto e che comunque lì non ci si poteva stare, ha sfondato le porte sigillate e si è stabilito in uno di quei “buchi” per viverci.
E’ l’emergenza casa, piaga tutta brindisina, a costringere chi non sa dove andare a rifugiarsi sotto il primo tetto che non sia occupato. Barcollante o meno, è sempre un tetto.
"Leggi l'articolo completo sull'edizione di Senzacolonne oggi in edicola"





















